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Israël (Société - mentalités)
Israël (boycott d')

La Fédération Internationale des Journalistes boycotte les journalistes israéliens
14/07/2009

14/07/09

Le journal italien Il Foglio a dénoncé le 11 juillet ce boycott. Cette initiative - qui vient, une fois de plus, d’Europe - vise Israël et Israël seulement. La Fédération Internationale des Journalistes n’avait pas cru utile d’annoncer cette expulsion, intervenue à Oslo, le 7 juin (avec la complicité du délégué italien), sur son site. Comme par enchantement, elle a immédiatement publié un démenti - non, il ne s’agit pas de boycott - et pour disqualifier l’article d’Il Foglio, le communiqué de la FIJ précise que le quotidien appartient à Silvio Berlusconi. De bien belles méthodes journalistiques, qui ne font pas honneur à la profession. Depuis, le Corriere della Sera a également dénoncé le boycott.

Ci-dessous deux articles en italien (quelqu’un pourrait-il se charger de la traduction vers le français?).

 
"L’internazionale dei giornalisti caccia Israele. Voto unanime, con italiani, Giulio Meotti

E’ l’ultimo episodio di boicottaggio antiebraico che tocca anche medici e insegnanti. Il precedente della Croce Rossa

Roma. La Federazione internazionale dei giornalisti, il più grande e antico sindacato della stampa con sede a Bruxelles, ha espulso la branca israeliana affiliata all’organizzazione. Fra i membri del sindacato c’è anche Paolo Serventi Longhi, il segretario generale della Federazione nazionale della stampa italiana. L’espulsione è il culmine di una campagna di discriminazione a cui la Federazione si è votata da anni contro lo stato d’Israele. Due anni fa il National Union of Journalists, il sindacato della stampa britannica nonché l’ala più consistente della Federazione internazionale di cui esprime anche il presidente, Jim Boumelha, votò per boicottare Israele e tutti i prodotti dello stato ebraico. Sempre tre anni fa, durante la guerra fra Hezbollah e lo stato ebraico a seguito del rapimento di due soldati israeliani (poi uccisi dai terroristi islamici), il segretario generale della Federazione internazionale, Aiden White, condannò il bombardamento israeliano della tv di Hezbollah al Manar, finanziata da iraniani e siriani, in quanto "chiara dimostrazione di come Israele utilizzi la politica della violenza per mettere a tacere i media dissidenti". Manar non è un organo di stampa dissidente, diffonde propaganda antisemita e islamista e nei suoi programmi accusa gli ebrei, tra l’altro, di omicidi rituali con il sangue dei bambini arabi, del bombardamento di Hiroshima e Nagasaki e di aver tramato con i nazisti organizzando essi stessi la propria persecuzione per accelerare la nascita di Israele. E’ la stessa Manar, durante la guerra a Gaza, a trasmettere il discorso di Himam Sa’id, guida suprema della Fratellanza islamica in Giordania: "Voi, gente di Hebron, voi state combattendo una guerra contro gli ebrei, e lo sapete fare bene. Abbiamo visto come, in un giorno del 1929, avete trucidato gli ebrei di Hebron. Oggi, trucidateli sulla terra di Hebron, uccideteli in Palestina". Il veterano della stampa israeliana Chaim Shibi, già corrispondente da Washington per il principale quotidiano israeliano, Yedioth Ahronoth, ha così commentato l’espulsione dalla Federazione: "Siamo orgogliosi del giornalismo in Israele, non dipendiamo dal governo. Siamo i più liberi fra i media e gli stessi che la Federazione decide di espellere?". La Federazione venne fondata nel 1926 e oggi rappresenta oltre 600mila professionisti dell’informazione in tutto il mondo. Il voto di espulsione d’Israele, scrive il New York Jewish Forward, è stato "unanime". Ha quindi votato contro Israele anche la rappresentanza italiana. La direzione della Federazione aveva già spiegato a Shibi che la presenza israeliana era "irrilevante" perché il sindacato era ben rappresentato dai giornalisti arabi che hanno sede a Gaza e in Cisgiordania. Lo scorso gennaio, al termine dell’offensiva israeliana contro le infrastruttre terroristiche palestinesi, Paolo Serventi Longhi, Aiden White e Jim Boumelha avevano guidato persino una delegazione del sindacato a Gaza. A compulsare il sito internet della Federazione si scopre che Israele non compare neppure fra i paesi membri. Ci sono Iran, Iraq, Algeria, Giordania, Kuwait, Libia, Yemen, Marocco, Oman, Tunisia, Emirati Arabi Uniti e "Palestina", ma non lo stato ebraico. Il segretario White dice che l’espulsione è stata decisa dopo che Israele si è rifiutato di pagare la quota di iscrizione. Un pretesto, fin troppo ridicolo, come spiega Shibi: "Dovremmo pagare per le campagne contro Israele?". Nessuno stato o comunità scientifica ha mai subito un simile fuoco cultural-ideologico come Israele. L’espulsione si inserisce in un forsennato progetto di boicottaggio di Israele che dura da sette anni. Hanno boicottato Israele sia la più grande organizzazione inglese di insegnanti sia quella di dipendenti pubblici; i medici britannici vogliono espellere gli israeliani dalla World Medical Association, ci sono poi gli architetti e la chiesa anglicana, mentre professori di Harvard e del Massachusetts institute of technology hanno firmato appelli per disinvestire dalle compagnie israeliane. I paesi europei hanno perseguito i discorsi che inneggiano all’odio giudicandoli alla stregua di crimini di guerra durante il Processo di Norimberga e nei processi della Corte internazionale in Tanzania nel 2003, quando tre giornalisti ruandesi vennero condannati per aver gestito una radio e pubblicato un giornale che inneggiavano allo sterminio sistematico della minoranza tutsi. Eppure, quando una corte francese decise di impedire ad al Manar di usare il satellite per la sua programmazione antisemita, la Federazione internazionale dei giornalisti condannò la sentenza come "censura politica del peggior tipo". Un’emittente, al Manar, i cui picchi di share si basano su serial tv come "La Diaspora". Si vede un Rothschild che sul letto di morte dice ai figli: "Dio ha onorato gli ebrei con una missione: dominare il mondo". Ci sono anche due ebrei che sgozzano un bambino arabo per raccoglierne il sangue da utilizzare per la preparazione del pane azzimo. Infine, una prostituta malata in un bordello gestito da una tenutaria ebrea confida il suo desiderio di "contagiare i non ebrei". La stessa Federazione protestò quando l’esercito israeliano colpì gli studi dalla tv di Hamas, al Aqsa. Ma non ha mai denunciato la terrificante propaganda antigiudaica propugnata dall’emittente, che inneggia allo sterminio degli ebrei e incita i kamikaze, che chiama "ratto marcio" Israele, che mostra bambini cinturati di esplosivo da terroristi suicidi e imam che promuovono il jihad persino in Italia. L’espulsione di Israele dal sindacato dei giornalisti è paragonabile alla decisione di Cornelio Sommaruga, il presidente del Comitato internazionale della Croce Rossa che rifiutò l’ingresso nell’organizzazione della Magen David Adom, equivalente israeliano della Red Cross, con la seguente motivazione: "Se accettassi il simbolo della Stella di David, perché non dovrei fare altrettanto con la Svastica?"
data: 11/07/2009
Fonte: il Foglio

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Boicottare i boicottatori (Boycotter les boycotteurs)
"Boicottare i boicottatori. Nel nome di Daniel Pearl" di Pierluigi Battista (Corriere della sera, 13/7/2009)
 
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La Federazione internazionale dei giornalisti ha cacciato Israele dall’organizzazione: all’unanimità (dunque con l’assenso e la complicità del rappresentante italiano). La suddetta, dannosa organizzazione non dice nulla sui Paesi che non conosco no la libertà di stampa e invece discrimina l’unica democrazia del Medio Oriente. La suddetta, dannosa organizzazione ha preso a pretesto una banale questione di quote (lo racconta bene Giulio Meotti sul Foglio) per dare sfogo a una forma di antisemitismo che dovrebbe far inorridire i giorna listi italiani.

Tre estati fa, durante la guerra del Libano, il leader della suddetta e dannosa organizzazione tuonò contro Israele per aver bombardato la tv di Hezbollah al Manar. Ma non ha mai protestato (e non risulta che lo abbia fatto il rappresen tante italiano) quando sull’emittente di Hezbollah si tra smettono serial come La diaspora in cui un Rothschild dice ai suoi figli: "Dio ha onorato gli ebrei con una missione: dominare il mondo".

Scrive Meotti, inoltre, che nei programmi di quella tv ce n’è uno in cui "due ebrei sgozzano un bambino arabo per raccoglierne il sangue da utilizzare per la preparazione del pane azzimo" e un altro in cui "una prostituta malata in un bordello gestito da una tenuta ria ebrea confida il suo deside rio di ’contagiare i non ebrei’".

La Federazione internaziona le dei giornalisti (con l’assenso e la complicità del rappresen tante italiano) caccia Israele ma non dice una parola sul fat to che nei media in cui si dà vo ce all’islamismo più radicale lo Stato di Israele venga abitual­mente definito "ratto marcio". E dove sono sistematicamen te santificati i bambini che si fanno esplodere per stermina re gli infedeli e guadagnarsi il Paradiso dei martiri della jihad.

La Federazione internazionale dei giornalisti (con l’assen so e la complicità del rappresentante italiano) arriva buona ultima in una sequenza di boicottaggi "antisionisti" che ha conosciuto i fulgidi esempi dei medici britannici desiderosi di espellere i colleghi israeliani dalla World Medical Association e degli accademici americani smaniosi di stracciare tut ti i contratti siglati insieme a Israele.

La suddetta, dannosa organizzazione è dominata da un pensiero unico e ossessivo: discriminare Israele e non far mancare l’appoggio a chi, assieme alla distruzione di Israe le, non nasconde il proprio compiacimento per la soppres sione fisica degli ebrei. Non si sa se alla suddetta, dannosa organizzazione fosse affiliato il giornalista Daniel Pearl, de capitato dagli jihadisti perché ebreo.

Sarebbe bello, però, se i giornalisti di tutto il mondo libero, nel nome e nel ricordo di Pearl, boicottassero i boicottatori e lasciassero al suo (ignobile) destino la Federazione internazionale dei giorna listi.

© 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO"

di Giulio Meotti

- L’Internazionale dei giornalisti caccia Israele
- Israeli journalists ousted from union
- International Journalists Union Expels Israel After Fight Over Politics and Money
 

 

[Texte aimablement signalé par P. Lachaus.]

 

Mis en ligne le 14 juillet 2009, par M. Macina, sur le site upjf.org